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DJ FRANKIE KNUCKLES

Se c'è qualcuno che può rivendicare la paternità della musica house, questi è Frankie Knuckles, il dj di Chicago che agli albori degli anni '80 rileggeva, a basso tasso di tecnologia, le radici della club music nera.Quando, nei primi anni anni '80, Frankie Knuckles arrivò al Warehouse Club di Chicago, una gay disco frequentata esclusivamente da ispanici ed afroamericani, non immaginava che, in pochi mesi, sarebbe stato il protagonista della più straordinaria rivoluzione musicale di costume, capace di travolgere la cultura giovanile: quella della musica house, l'essenza della moderna "cultura del club", rilettura veloce e a basso tasso di tecnologia, delle emozionanti radici della musica nera. Il jazz, il soul, il funk, il rhythm'n'blues, ricostruiti per il piacere ed il ballo di folle di adolescenti con il "bip analogico" dei videogiochi e delle prime batterie elettroniche nel cuore. A 45 anni, fisico corpulento, non è ancora stanco del continuo girovagare per i club di tutto il globo. Il suo "dj set" è una irripetibile occasione per ammirare, dal vivo, il lavoro di un dj che trasforma radicalmente ogni possibile fonte sonora che entra nel suo mixer. Una operazione di "cut up", molto simile a quella sperimentata da William Burroughs con la parola, ma rivolta all'immediato consumo giovanile. Le sue selezioni, eclettiche e raffinatissime, spaziano con disinvoltura dall'Africa ancestrale al soul urbano contemporaneo, con la presenza ipnotica di un pianoforte iterativo (la caratteristica "storica" della musica house) che scandisce il tempo e rimanda alle musiche del Delta, e più indietro, persino ai gospel.Una carriera, la sua, caratterizzata da episodi ormai circondati dall'alone del culto. Come quando, nel 1982, "dj resident" al Powerplant di Chicago, chiese che le porte del locale rimanessero bloccate sino alla mattina successiva. Ogni dj set di Frankie Knuckles è destinato a lasciare il segno. Di lui Marshall Jefferson, altro dj che ha contribuito alla nascita della house music, ha detto: "Frankie era una divinità. Prendeva un vecchio brano del soul di Philadelphia e lo trasformava in un inno. Bastava che mettesse un disco ed il pubblico entrava in sintonia perfetta con la mente e la sua anima".






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